Interventi di vitrectomia di altissima specializzazione negli studi di Milano, Ivrea e Torino.

CHE COS'E' LA VITRECTOMIA

Procedura chirurgica utilizzata in oculistica
per rimuovere una parte o tutto il corpo vitreo.

La vitrectomia è una procedura di microchirurgia oculare utilizzata per rimuovere il corpo vitreo, come in caso di presenze di opacità del vitreo derivanti da versamenti emorragici e trazioni che il vitreo stesso può esercitare sulla retina.

Tra le indicazioni principali della vitrectomia abbiamo:

  • emovitreo (presenza di sangue nel vitreo)
  • malattie a carico del vitreo (ialosi asteroide, opacità vitreali, miodesopsie, ecc.)
  • distacco di retina
  • retinopatia diabetica
  • proliferazione di membrane sulla superficie della retina (pucker maculare)
  • foro maculare
  • edema maculare

La vitrectomia è efficace quindi in tutte quelle situazioni in cui il vitreo non é più trasparente come nelle emorragie o nelle infezioni, oppure quando si è reso responsabile del formarsi di una patologia a carico della retina come il distacco, la retinopatia diabetica, il foro maculare e il pucker.

Si ricorre alla vitrectomia anche in caso di traumi oculari penetranti con o senza ritenzione di corpo estraneo o nel caso di complicazioni di altre chirurgie oculari come nel nucleo lussato in camera vitrea a seguito di un intervento di cataratta con rottura capsulare.

VITRECTOMIA MININVASIVA

Anche in Italia possiamo offrire chirurgia vitreoretinica mini-invasiva da 27g. Con la lettera “G” = Gauge si indica la misura del diametro degli aghi delle siringhe, quindi più è grande il numero più piccolo è il diametro, per cui la chirurgia 27g è migliore della 25g perché crea un foro più piccolo, a tutto vantaggio del paziente.

La vitrectomia viene eseguita facendo dei forellini all’interno dell’occhio attraverso i quali vengono inserite delle microsonde che permettono di eseguire l’intervento chirurgico sul corpo vitreo e sulla retina.

Il diametro di queste microsonde determina la invasività dell’intervento: è chiaro che tanto più piccolo è il diametro tanto migliore sarà la compliance da parte dell’occhio del paziente e tanto migliori saranno i risultati dell’intervento chirurgico e tanto migliora sarà la ripresa nel postoperatorio.

IL CORPO VITREO

Il corpo vitreo (o umore vitreo) è una massa gelatinosa, trasparente e incolore che riempie l’occhio per i 4/5 situato nella camera vitrea, che è lo spazio compreso tra la superficie posteriore del cristallino e la retina.

COMPOSIZIONE

Il corpo vitreo è costituito in gran parte da acqua (98%) e per il restante 1-2% da acido ialuronico, sali, zuccheri e proteine di tipo collagene.
Queste proteine consentono l’aderenza tra umor vitreo e retina, funzionando da fibre di congiunzione.

PESA 4 GRAMMI

Il corpo vitreo pesa circa 4 grammi. È privo di vasi sanguigni ed è attraversato dal canale ialoideo, il quale va dalla papilla ottica  fino alla fossa ialoidea (cioè dall’emergenza del nervo ottico – all’interno del bulbo oculare – fino alla parte posteriore del cristallino).

GOLD STANDARD

Le procedure utilizzano incisioni molto piccole che non hanno bisogno di suture.

Il recupero funzionale è quindi più rapido con minore infiammazione intraoculare.

PROFESSIONALITÀ

L’esperienza pluriennale acquisita su metodiche di altissima specializzazione quali la vitrectomia 27G consentono al chirurgo oculista di pianificare e ottenere risultati terapeutici seguendo le metodiche riconosciute internazionalmente come gold standard.

SICUREZZA

Le strutture chirurgiche presso le quali operiamo garantiscono i migliori standard di sicurezza, senza compromessi. Sale operatorie, staff e dispositivi chirurgici sono selezionati per adiuvare il chirurgo oculista nell’ottenimento del migliore risultato terapeutico.

PATOLOGIE VITREALI SONO TALVOLTA SOTTOVALUTATE

Le patologie vitreali creano notevoli disagi a coloro che ne soffrono. Si tratta di una serie di alterazioni patologiche che colpiscono il corpo vitreo causando notevoli disagi visivi, soprattutto in determinate condizioni luminose.
Torbidità vitreale, sineresi, distacco del vitreo e sinchisi, talvolta non vengono trattate o ne viene minimizzata la sintomatologia che rimane un problema – anche grande – per chi ne soffre.
Lo sviluppo della chirurgia mininvasiva permette di affrontare e anche eliminare le alterazioni vitreali grazie a procedure chirurgiche mirate.

VITRECTOMIA MININVASIVA 27G

Anche in Italia possiamo offrire chirurgia vitreoretinica mini-invasiva da 27g. Con la lettera “G” = Gauge si indica la misura del diametro degli aghi delle siringhe, quindi più è grande il numero più piccolo è il diametro, per cui la chirurgia 27g è migliore della 25g perché crea un foro più piccolo, a tutto vantaggio del paziente.

La vitrectomia viene eseguita facendo dei forellini all’interno dell’occhio attraverso i quali vengono inserite delle microsonde che permettono di eseguire l’intervento chirurgico sul corpo vitreo e sulla retina.

Il diametro di queste microsonde determina la invasività dell’intervento: è chiaro che tanto più piccolo è il diametro tanto migliore sarà la compliance da parte dell’occhio del paziente e tanto migliori saranno i risultati dell’intervento chirurgico e tanto migliora sarà la ripresa nel postoperatorio.

I VIDEO

Vitrectomia mininvasiva è una metodica moderna che consente di eseguire interventi mininvasivi sul corpo vitreo e sulla retina e quindi di intervenire sulle microstrutture più nobili all’interno dell’occhio. Grazie alle nuove tecnologie delle macchine più moderne che noi abbiamo a disposizione possiamo permetterci di eseguire interventi minimali con uno stress minimo per i tessuti oculari e per il paziente; ricordiamo che tanto minore è il tempo in cui stiamo all’interno di un occhio, di un organo, tanto minore è il traumatismo che ne apportiamo, tanto più veloce sarà la ripresa che l’organo stesso avrà.
Una chirurgia moderna mininvasiva non può prescindere da macchine di ultimissima generazione; l’evoluzione della vitrectomia mininvasiva ha portato a una miniaturizzazione delle strutture fino a 27 Gauge (che è il diametro minimale degli aghi con cui noi eseguiamo dei micro interventi all’intervento dell’occhio) e queste nuove macchine consento di eseguire qualsiasi tipo di chirurgia vitreoretinica mininvasiva a 25 e soprattutto a 27 Gauge. Che vantaggio ha ridurre molto il diametro con cui entriamo all’interno dell’occhio? Ha l’enorme vantaggio di dare uno stress minimo alle strutture, quindi un recupero funzionale velocissimo, una chirurgia snella e pulita e un occhio che il giorno dopo quasi non presenta segni di una pregressa chirurgia.
Queste nuove macchine che abbiamo a disposizione consentono una chirurgia di cataratta mininvasiva e una chirurgia combinata. Cosa vuol dire? Vuol dire che noi possiamo eseguire una chirurgia sul segmento anteriore, quindi togliere la cataratta e impiantare una lente ad alta tecnologia che consentirà al paziente di avere una visone perfetta da lontano, a mezza distanza e da vicino, quindi di avere una performance visiva di altissimo livello. Naturalmente se il paziente ha anche una patologia a carico del vitreo e della retina è consigliabile eseguire un intervento combinato, che consiste nella chirurgia del segmento anteriore: si tratta di asportare la cataratta e impiantare un cristallino ad alta tecnologia se il paziente lo richiede e contemporaneamente eseguire una vitrectomia mininvasiva sul segmento posteriore. Da questo nasce un concetto nuovo, che è quello della chirurgia refrattiva del vitreo: in realtà non esiste, perché è un neologismo che abbiamo coniato per definire tutto quello che noi possiamo fare per dare al paziente una qualità della visione il più perfetta possibile; vuol dire che se il paziente esegue un intervento di cataratta con una lente ad alta tecnologia e quindi ha il desiderio di avere una visione perfetta come se fosse un ragazzino, allo stesso modo ha il diritto di vedere eliminate le impurità che ha all’interno del corpo vitreo e le associate membrane epiretiniche.
La chirurgia mininvasiva della macula con l’asportazione delle membrane epiretiniche e dei residui del corpo vitreo distaccato, diventerà la chirurgia di routine dei pazienti affetti da cataratta che eseguono una chirurgia di cataratta refrattiva.
Queste nuove macchine consentono di avvicinarci a una chirurgia sempre più minimale e fatta in tempi brevi con risultati eccezionali per il paziente.

La Vitrectomia mininvasiva rappresenta la frontiera più avanzata di quello che si può fare dentro un occhio; grazie alla miniaturizzazione delle tecnologie consente di eliminare le patologie che hanno causato dei problemi a livello retinico e a livello vitreale quali emorragie, membrane che sono cresciute sulla retina, in caso di retinopatie diabetiche, in caso di distacco posteriore di vitreo; ma anche tutte le malattie di tipo regmatogeno, cioè tutti quei problemi che affliggono il vitreo e la retina quando il vitreo si distacca dalla stessa e sulle lesioni che appunto si chiamano regmatogene, possono causare distacco di retina: una malattia molto invalidante che porta sicuramente alla cecità se non trattata; essa può essere prevenuta con le visite oculistiche approfondite da specialisti della retina; può essere evitata mediante trattamento profilattico laser delle lesioni e soprattutto deve essere curata con intervento chirurgico quale cerchiaggio e/o vitrectomia nel caso in cui la retina si sia già staccata.
La Vitrectomia mininvasiva ha 27 Gauge, ormai da due anni disponibile sul mercato; consente un rapido ripristino delle funzioni dell’occhio e quindi una riabilitazione del paziente molto veloce, che si traduce in un ricovero di qualche ora e il paziente può essere dimesso dopo qualche ora dall’intervento, andando a casa con l’occhio bendato; il giorno dopo va a fare il controllo dall’oculista, l’occhio viene sbendato e da quel momento il paziente e in condizione di riprendere le attività normali; per le attività violente (quali palestra o sport), di solito, si lascia il paziente lontano per almeno due o tre settimane.
La Vitrectomia mininvasiva a 25/27 Gauge consente di eliminare il vitreo, quel gel che riempie l’occhio e che è alla base di numerose patologie dell’interfaccia vitreo-retinica; quando noi nasciamo il vitreo è in continuità con la retina e quindi non c’è nessuna separazione tra queste due strutture; quando il vitreo inizia a degenerare per l’avanzate dell’età, per la miopia, per traumi o per qualsiasi altra malattia oculare che possa creare un’infiammazione all’interno della cavità stessa, sia il distaccamento del vitreo o la degenerazione dello stesso, questo porta ad alterazioni dello spazio che si viene a creare tra vitreo e retina; questo spazio che, dopo la nascita, quando siamo bambini, è virtuale, mentre nell’adulto, quando il vitreo è distaccato è il pabulum per la crescita di membrane per, eventualmente, patologie dell’interfaccia vitreo-retinica.
Queste membrane cominciano a tirare sulla superficie della retina, la distorcono, il paziente vede distorto, vede appannato, finché può arrivare addirittura a perdere la visione centrale per una trazione direttamente sulla fovea, che è il punto più centrale della macula stessa.
In seguito a questa formazione del foro, il foro maculare, si ha la perdita acuta o subacuta della visione centrale e l’unico modo per curare questo tipo di malattia è la Vitrectomia mininvasiva: essa consente un ripristino dell’anatomia della retina, del vitreo e soprattutto il rilassamento delle trazioni che hanno causato il foro maculare stesso.

Racconto la mia esperienza e i miei tre interventi agli occhi subiti nel corso di 16 anni. Ho iniziato con il professor Bellone (il papà di Alberto Bellone) nel 2000, con un intervento laser per abolire l’ipermetropia di cui soffrivo e se lo devo paragonare ad oggi è stato un intervento non facile; prima è stato operato un occhio e dopo 15 giorni l’altro occhio. I risultati sono stati assolutamente fantastici, perché mi ricordo che il professor Bellone, una volta finito l’intervento, guardando la mia cartella storica e vedendo che fin dall’età di 7 anni portavo gli occhiali, mi disse che ero tornato a vedere come quando avevo 14 anni.
Sono andato avanti così per una decina d’anni e poi sono passato sotto le cure di Alberto Bellone, anche perché nel frattempo, cosa prevista, la necessità di avere gli occhiali era tornata e nel 2014 Alberto mi consigliò di intervenire con un intervento di cataratta; i risultati sono stati sorprendenti fino al 23 settembre di questo 2016, dal momenti che non ho mai più utilizzato un paio di occhiali data la mia vista perfetta. Poi il 23 settembre, appunto, mi sono sottoposto a un intervento di vitrectomia che si era reso necessario a causa della formazione di una macchia sull’occhio sinistro che mi dava problemi, sopratutto di natura visiva; questo intervento temevo fosse invasivo ma alla fine è stato il meno invasivo dei precedenti: sono entrato la mattina alle 8, alle 10:30 ero già fuori e con un briciolo di incoscienza me ne sono tornato da solo in auto, tranquillamente; sono stato benissimo e non ho avuto alcun tipo di problema. Sono passate 3 settimane scarse e devo dire che, contrariamente alle previsioni del Bellone, ho riscontrato miglioramenti notevolissimi della vista, al punto tale che quegli occhiali da presbite, utili per leggere, non li uso più. L’intervento, sottolineo, non è stato per nulla invasivo, semplicissimo e totalmente indolore.

Abbiamo raccontato la storia di Alfredo, che da paziente è diventato un amico grazie al lungo percorso condiviso insieme. Il percorso di Alfredo, come lui ha raccontato, è iniziato con un laser ad eccimeri eseguito una quindicina di anni fa, con l’obiettivo di togliere l’ipermetropia (erano cose abbastanza pionieristiche) e devo dire che l’intervento è venuto molto bene e il paziente è rimasto stabile per quasi 10 anni; poi è sopraggiunta una cataratta, quindi un’opacità del cristallino, tramite la quale abbiamo deciso di impiantare una lente multifocale (una Restore) con la quale lui ha ottenuto un risultato refrattivo eccezionale sia da lontano che da vicino; ricordo che dopo gli interventi di entrambi i cristallini con le lenti multifocali vedeva molto bene da vicino in condizioni di buona luce e in condizioni di scarsa luce, ogni tanto, doveva usare un occhialino.
Successivamente Alfredo, il paziente, ha avuto un edema maculare in uno dei due occhi, quindi un versamento di liquido nel postoperatorio (questo è un po ciò che succede ogni tanto in persone che magari fumano e hanno qualche piccolo disturbo di circolazione) e io gli ho fatto un OCT che non ha messo in evidenza alcuna patologia della retina ma solo, appunto, un versamento del liquido. Risolto questo problema Alfredo si è ripresentato da me l’anno sorso, abbiamo fatto un OCT e da questo OCT abbiamo cominciato a vedere che si erano formate delle membrane sulla retina che, appena diventate consistenti, abbiamo deciso di togliere; subito dopo le ferie abbiamo fatto un intervento di vitrectomia mininvasiva a 27 Gauge, facendo dei forellini che sono i più piccoli che oggi si possono fare in un occhio (siamo a 0,4 mm). Voi considerate che il Gauge è l’unità di misura dell’ago, quindi se a casa avete delle siringhe potete leggere 23 Gauge, 25 Gauge, 27 Gauge e quello è il diametro; quanto più grande è il Gauge tanto è più piccolo il diametro, quindi siamo all’ultima frontiera, che è 27 Gauge, 0,4 mm, tramite i quali riusciamo a introdurre una sonda, a introdurre un liquido in un occhio, a introdurre una luce con una fibra ottica e a introdurre il vitrectomo che mangia il contenuto dell’occhio e, quando abbiamo mangiato il contenuto dell’occhio, mettiamo in evidenza le membrane cresciute sulla retina e le andiamo a togliere con una micro pinza.
Tutto questo si fa da 30 anni ma in passato con strumentazioni più grossolane, mentre ora si riesce a fare tutto con un diametro di 0,4 mm. A cosa serve questo? Questa miniaturizzazione porta a una assoluta e totale riabilitazione del paziente il giorno dopo, perché il giorno dopo il paziente toglie la benda all’occhio e non ha subìto punti di sutura, né dolore, né fastidio ma solo qualche moschina volante per qualche giorno; dopo una settimana già non ricorda più di essere stato operato.
Al paziente interrogato gli si chiede se è stato meglio l’intervento di cui abbiamo appena parlato o quello di cataratta e il paziente risponde questo; ecco quindi che abbiamo un intervento diventato ormai più che di routine e, svolto da persone giuste, con macchinari giusti e nelle strutture adatte, dà dei risultati che sono eccezionali. Il messaggio dunque è: non aspettate che queste membrane abbiano già rovinato la vostra retina, perché per la cataratta potete aspettare 3/6 mesi e l’occhio poi torna a funzionare meglio di prima, ma con la membrana cresciuta sulla retina questo atteggiamento è sbagliato, perché più tempo passa e la retina viene rovinata da questa membrana, minori sono le probabilità di un recupero funzionale del 100%.

Qui vediamo un intervento di vitrectomia mini-invasiva 27 Gauge in un caso estremo di miopia molto elevata (occhio lungo 31,85 mm) per un foro maculare miopico.
Questa malattia estremamente insidiosa ha nel miope elevato delle caratteristiche di particolare difficoltà diagnostica e terapeutica.
Infatti la lunghezza dell’occhio abnorme rende impossibili le tecniche mini invasive a 27 G che sono di routine negli occhi normali.
L’estrema rigidezza degli strumenti DORC EVA abbinata alla maggiore lunghezza consente una chirurgia mini-invasiva anche in casi molto difficili.
Si può notare la performance dello strumento a 14000 tagli al minuto che conferisce una velocità di intervento impareggiabile.

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